APPROFONDIMENTI

LA "DISPERSIONE FORMATIVA" E IL SISTEMA FORMATIVO INTEGRATO

Parallelamente al curare la persona in disagio ...

... La Tenda ha preso in cura l'ambiente complessivo in cui quel disagio era maturato. Non a caso le sue Comunità Terapeutiche sono sorte nel territorio in cui quel disagio era maturato e di quel territorio sono diventate integrate, attivatrici di processo.

Il sistema formativo attuale, nella sua complessità, vede  l'individuo bombardato dall'azione di molteplici agenzie e nel quale gli effetti  interferiscono tra loro in maniera complessa e spesso contraddittoria.

La possibilità dell'educazione, intesa come progetto intenzionale, è quella della realizzazione di un sistema formativo integrato e per 

dar vita ad una rete di connessioni tra le agenzie formative intenzionalmente educative, in grado di superare l'attuale stato di scollamento e assicurare una struttura di sinergie formative adeguate per controbilanciare le influenze del sottosistema informale.

L'insufficienza di una pratica pedagogica che si sviluppa soltanto all'interno di una singola istituzione  deputata alla organizzazione e alla gestione dei processi formativi è stata da tempo messa a fuoco.

Nella nostra attuale fase storica di rapidissime e profonde trasformazioni a livello tecnologico, socio - economico e culturale, bisogna tener conto di quanto si muove nelle diverse  sedi di formazione .

ALCUNI PROBLEMI POSTI 

DAI CONTESTI FORMATIVI  ATTUALI

- Le relazioni faccia a faccia sono in netto decremento a vantaggio di una comunicazione frammentata.

- i vari "frammenti" si dispongono in configurazioni disordinate e mutevoli.

- l'apprendimento per "immersione" tende a sovrapporsi ed a sostituire un apprendimento processuale.

MA COS'È IL "SISTEMA FORMATIVO

INTEGRATO"?

Il "sistema formativo integrato" è un traguardo ideale verso il quale indirizzare gli sforzi progettuali ed operativi della formazione.

Il suo senso è di natura essenzialmente pratica.

I COMPONENTI DEL  "SISTEMA

FORMATIVO INTEGRATO"

Le "costanti" del sistema formativo integrato: 

- Sottosistema formale

- Sottosistema non formale

- Sottosistema informale

IL SOTTOSISTEMA FORMALE

È composto da un insieme di istituzioni intenzionalmente formative.

Il principale è il sistema scolastico

IL SOTTOSISTEMA NON FORMALE

Corrisponde alle agenzie formative extrascolastiche caratterizzate da intenzionalità formativa.

La famiglia, la Chiesa, l'associazionismo, gli Enti locali,…

IL SOTTOSISTEMA INFORMALE

Agenzie sociali che non possiedono intenti formativi espliciti ma producono comunque effetti "formativi".

- I mass media (ovvero: il sistema della comunicazione sociale),

- le offerte formative di mercato

- i contesti sociali informali (per esempio: il cosiddetto "gruppo dei pari", le società sportive, ecc.).

 

L'EGEMONIA DELL'INFORMALE

Oggi l'impatto formativo maggiore viene esercitato proprio dal sottosistema informale, mentre l'influenza delle agenzie intenzionalmente educative appare in declino. Di fatto si moltiplicano le informazioni disponibili, ma all'interno di una dimensione segnata dalla perdita di senso e dalla difficoltà ad attribuire significati alla propria esistenza.

Oggi la cultura post-moderna suggerisce un atteggiamento pragmatico, basato su scopi sociali circoscritti, spesso connessi col raggiungimento del "successo" professionale, economico e sociale.

La "post-modernità" ha collocato l'assimilazione del sapere nell'ambito delle leggi di mercato.

L'orizzonte di senso della formazione cessa di essere un valore in sé, perde il proprio "valore d'uso" per diventare un mero "valore di scambio".

Nei  rapporti tra le agenzie formative intenzionalmente educative come la Scuola, la Famiglia, l'Associazionismo, la Chiesa , l'Ente Locale le connessioni appaiono sporadiche, deboli, incerte.

Attivare un "sistema informativo integrato", significa pure dare vita  ad un'azione coordinata  delle esperienze   di comunicazione in raccordo con altre agenzie comunicative del territorio, così come sviluppare  il confronto sistematico tra idee diverse e talvolta controverse, con  interlocutori che esprimono le istanze di gruppi minoritari e "marginali".

Tale ipotesi progettuale riconosce e cerca di dare una sistemazione razionale a una realtà di fatto nella quale le attività formative non costituiscono più il terreno di monopolio della scuola ma in fondo di nessuna agenzia educativa isolata. Ma richiede che le diverse attività vengano agite in una pluralità di sedi: i laboratori,  i mass-media, gli istituti e le agenzie culturali di territorio, l'associazionismo, il mondo stesso della produzione.

E' con tutto ciò che ci si deve misurare, sulla base di una precisa chiarificazione di

competenze e di un confronto nel merito della qualità delle proposte formative.

La formula "dalla scuola  al sistema formativo integrato" sta comunque ad indicare la necessità e l'urgenza di mettere a punto una organizzazione   complessa e modulare dei processi formativi che sia in grado di reggere efficacemente il confronto con i tratti emergenti in campo formativo nel nostro sistema sociale, quali ad esempio:

- la qualità e la velocità di elaborazione delle informazioni;

- la pluralità dei contenuti, delle fonti e delle modalità di elaborazione delle informazioni e delle linee culturali;

- la diversificazione quantitativa e qualitativa crescente della domanda sociale di istruzione e di formazione.

La prospettiva del sistema formativo integrato si pone così ad un tempo come progetto culturale e come sistema organizzativo complesso, e comporta una maggiore flessibilità  delle regole e delle dinamiche di socializzazione sia all'interno della scuola  che sul territorio (centri di aggregazione, botteghe culturali, ecc.);

I LABORATORI     

ll discorso sui laboratori si colloca all'interno di tale  prospettiva, senza peraltro pretendere di esaurirla. E' forse opportuno precisare preliminarmente che:

- i laboratori non coprono il campo di iniziativa individuabile sul territorio;

- i laboratori territoriali non costituiscono evidentemente l'unico tipo di referente per lo svolgimento di attività formative in "esterno";

- i laboratori interni non esauriscono il campo di iniziativa  

Il sistema dei formativo integrato  si viene così a configurare come un progetto nel quale si specifica una strategia volta a collegare strettamente la vita interna alla scuola  con l'attivazione ed il potenziamento di una rete di risorse e agenzie culturali esterne.

Un elemento non secondario di interesse di questa ipotesi è certamente costituito dal fatto che essa consente e anzi reclama la ripresa di una iniziativa articolata, di tipo concentrico, di tutte le risorse  riformatrici  e di tutti i soggetti professionali e sociali, variamente sul territorio: dell'Associazionismo, della Scuola, delle Organizzazioni del volontariato ecc., ed interessati ad una iniziativa complessiva di rinnovamento e di trasformazione dell'organizzazione, delle metodologie e dei contenuti dei processi formativi.

Questo principio riconosce e legittima il proprio  autonomo spazio di iniziativa ma fonda  la necessità della elaborazione di uno spazio intermedio di scambio e di collaborazione, evitando una pratica di concorrenzialità  conflittuale e la coltivazione improduttiva di eventuali velleità di primato pedagogico.

In tale scia si colloca il progetto “AMISTA” (di prossima attuazione e di cui parleremo nel prossimo numero di caosinforma).

 
 

APPROFONDIMENTI

LA RETE E LA PERSONA

La rete non è una parola magica...


... ed evanescente cui rinviare tutte le soluzioni e neanche solo una modalità concreta di approcci e di gestioni dei servizi, ma l'espressione di una cultura di responsabilità e di solidarietà sociale e istituzionale. Soggettività giuridica e sociale del minore, centralità del territorio, ricollocazione dell'intervento sulle relazioni familiari dentro questo contesto, lavoro in rete, complementarietà pubblico- privato sociale e logica del partenariato non come strumenti di reciproche meschine convenienze ma come consapevole riconoscimento del limite per cui nessuno basta a se stesso e non vi è spazio per le onnipotenze quando si lavora per i ragazzi, solo così gli assi portanti di un modello integrato di intervento, del quale l'esperienza de La Tenda, nelle sue multiformi avventure, costituisce un esempio che è cresciuto su se stesso e ha fatto crescere la comunità. Certo, non secondo una linea dritta e continua,ma in un cammino tormentato segnato da discontinuità, da cesure, da incomprensioni".                                   (Pasquale Andria).

Lo sviluppo di una cultura di partnership può essere rappresentato con l'efficace metafora utilizzata da Giuliano Cazzola che, per indicare il rapporto tra Stato e Terzo settore ha rievocato un fatto storico, la mobilitazione da parte di Churchill di migliaia di piccole imbarcazioni che, nel 1940 a Dunkerque riuniscono a salvare, insieme ai bastimenti della marina britannica, migliaia di soldati inglesi, francesi e belgi pressati dalla avanzata delle truppe tedesche. Senza la "flotta delle zanzare" quei soldati non avrebbero potuto raggiungere i grandi bastimenti della marina reale. Senza questi ultimi difficilmente avrebbero potuto essere poi portati in salvo al di là della Manica. 

Figure centrali del processo di costruzione della Comunità, le istituzioni pubbliche che, a livello locale, devono farsi "catalizzatori di processo" ed adoperarsi per favorire la partecipazione attiva di tutti gli attori-chiave del territorio, in primis le organizzazioni del terzo settore che hanno assunto un ruolo centrale nel processo di transizione verso modelli di società orientati al Welfare Community.

Questa impostazione, sebbene genuinamente orientata allo sviluppo locale, al coordinamento aperto ed all'integrazione tra soggetti diversi, può tuttavia generare effetti "distorsivi", che possono addirittura frenare lo sviluppo delle comunità locali, accentuando i fenomeni di esclusione o marginalizzazione sociale e rallentando di conseguenza il processo di integrazione europea.

In primo luogo, l'affidamento della promozione e della gestione di risorse esclusivamente a soggetti istituzionali può dar luogo - in qualche caso - ad una gestione troppo "burocratica" e "politicizzata", che può disincentivare alla partecipazione attiva, o, nei casi estremi, condurre all'esclusione di alcuni attori - chiave.

In secondo luogo, esiste un rischio di non-partecipazione (o, meglio, di emarginazione) che riguarda soprattutto le organizzazioni - pubbliche e private - di medie dimensioni: si tratta di quelle realtà non così "grandi" da riuscire ad influire sugli orientamenti e sulle linee politiche; né così "piccole" da essere costrette ad inserirsi in circuiti nei quali la loro presenza è spesso strumentale e poco determinante. Proprio tali realtà di medie dimensioni hanno bisogno di accompagnamento allo sviluppo tecnologico e a processi di aziendalizzazione per il miglioramento continuo dei servizi erogati, prevalentemente di carattere sociale.