CAOSINFORMA RACCONTA

VIETATO CRESCERE

Maria Luisa Giannattasio

Gli anni delle Medie sono sempre stati considerati anni di passaggio ...

 

... verso l’acquisizione di una sempre maggiore autonomia dei ragazzi. Anni di crescita e di maturazione, nei quali compiere i primi passi verso la libertà, non senza qualche rischio.

Andrea aveva 11 anni compiuti da qualche mese e volentieri arrotondava la cifra per eccesso, quando doveva dichiararla davanti a chi ignorava la sua data di compleanno. L'anno scolastico era iniziato da un po' e  lui sentiva che quello era proprio un anno speciale, l'inizio di un triennio decisivo. L'estate l'aveva trascorsa tranquillamente, ritrovandosi spesso nei giardini vicino casa con alcuni amici e per la prima volta aveva avuto il permesso di andarci senza essere accompagnato. Era forse per questo che i giri in bicicletta e quei calci dati al pallone gli erano sembrati tanto più divertenti del solito.

Da poco aveva superato l'ansia dei primi giorni, quando si approda al successivo ordine di scuola senza più dover sostenere quello che era stato, fino a qualche anno addietro, il primo esame della vita.

"Che classe fai?... La prima media! Accidenti, allora sei diventato grande! -tutti ammettevano piacevolmente sorpresi- E bravo, complimenti ragazzo, vai avanti così!"  E lui sentiva che lo guardavano con occhi diversi. Intanto il suo viso diventava meno rotondo e il suo sguardo assumeva un'espressione  diversa, e soprattutto la voce, la sua voce, che quasi lui stesso non riconosceva. E quella compagna dell'ultimo banco, che ogni giorno gli sembrava più bella …

C'era stato il cambio di edificio, la nuova aula, la nuova classe, in cui nonostante qualche vecchio viso non proprio gradito era possibile  -lo sentiva-  ritrovare una nuova identità e un nuovo ruolo, da ritagliarsi nel gruppo o di fronte ai tanti nuovi professori che si avvicendavano secondo una logica a lui sconosciuta. Le tante materie tra cui, non senza sforzo, riuscire a individuare la preferita e lì giocarsi la propria reputazione …  e poi la palestra -finalmente!- e i laboratori di varie discipline, che spalancavano le porte a sogni straordinari, che si potevano toccare da vicino! Tutto sembrava magicamente combaciare per spingerlo e lanciarlo verso il futuro!  E bastava essere arrivati fin lì, sulla soglia dell'adolescenza, per averlo meritato.

Ma oltre a ciò, c'era nella scuola Media (bello, nostalgicamente, definirla ancora così) qualcosa di più, in cambio della quale Andrea avrebbe barattato volentieri tutto quanto di gradevole stava imparando a conoscere: al fatidico trillo della campanella finale, che fosse in pieno sole o qualche minuto prima dell'imbrunire, nel pomeriggio inoltrato, da quel posto era possibile uscire da soli! Camminare senza essere tenuto per mano o controllato a vista, essere affidato semplicemente a se stesso!

Mamma e papà lo avevano tacitamente consentito, sebbene con qualche preoccupazione, come una tappa  inevitabile di quel passaggio di grado, di quel salto di qualità che era appartenuto anche alla loro generazione e che da sempre si lasciava coincidere con l'inizio della scuola Media ed avevano deciso perfino la storica svolta che sancisce il confine tra l'età dei giochi e quella della responsabilità: la consegna delle chiavi di casa. Chiavi che avrebbero autorizzato, non senza un po' di tremore (ma quanta emozione!)  la nascita di un tempo nuovo su cui affacciarsi stupiti, a reinventare se stesso con regole nuove, nel silenzio della solitudine, all'unica condizione di non aprire la porta a nessuno!

In tal modo Andrea sentì che poteva lasciarsi andare, a muovere i primi passi nella crescita, fingendo di non sapere che c'è ancora qualcuno pronto a prendersi cura di te, in caso di caduta … ma che ti lascia crescere piano, ogni giorno, non senza qualche rischio, ma col desiderio di non bloccarti, ora che stai per spiccare il volo.

 In nome di questo "regalo", egli stava riorganizzando tutta la sua vita, la sua semplice e delicata vita di adolescente, e tutto, l'osservazione del suo corpo che si trasformava velocemente sotto i suoi occhi e davanti allo specchio, la possibilità di scegliere il calendario delle proprie attività, le nuove regole del gioco,  tutto gli sembrava  più bello, nella nuova dimensione della responsabilità, in cui era stato lasciato libero, anche di sbagliare. I grandi si erano fidati di lui. E glielo avevano dimostrato coi fatti.

Ogni cosa gli sembrava migliore. Quelle chiavi che autorizzavano il suo solitario rientro e perfino talvolta la presa  in consegna della  sorellina che lo aspettava di là dal marciapiede, sulla soglia delle elementari, non erano semplicemente le chiavi della sua casa, ma  di un mondo nuovo in  cui incominciare piano a introdursi, affrontando  pericoli e  paure.

Si sentiva più forte, nel percorso non lungo da compiere, e ogni piccolo dettaglio gli sembrava un evento da non perdere, da cogliere con la meraviglia di chi lo vede e lo vive per la prima volta … Il vento contro il viso senza qualcuno che ti impone di indossare sciarpa e cappello, l'itinerario da seguire in libertà anche allungandone la durata e i relativi rischi, gli incontri da evitare e quelli da favorire, tutto poteva essere scelto, e ogni scelta lo faceva diventare più forte e più grande, se ne accorgeva. Piccole donne e piccoli uomini a frotte, tra cui Andrea, ad assaggiare il mondo esterno, ad attraversare il "bosco". Prove generali di autonomia.

Fu per tutto questo che quel brutto giorno, quando la signora Pina aprì la porta e lesse la notizia ufficiale dell'obbligo di accompagnamento all'uscita da scuola, Andrea sentì un  tonfo al cuore e pensò che prima aveva sognato, che non voleva svegliarsi.

I giorni successivi, un malessere fisico si impadronì di lui. Rimase a letto come febbricitante, e finse di essere di nuovo bambino.