CONVERSANDO... CONVERSANDO

LA DROGA “LIQUIDA”

di Mario Scannapieco

Le "nuove droghe" coinvolgono le vite ...

 

... di milioni di persone che sono difficilmente riconoscibili, in quanto dedite a stili di vita sempre più diffusi, mimetizzati, anche se non meno dannosi per sé e per gli altri.

Rassicuriamo subito i nostri lettori: non intendiamo parlare, in questo numero,  dell'ennesima nuova droga che si affaccia sul mercato delle sostanze stupefacenti, peraltro sempre fiorente.

Intendiamo, invece, proporre una riflessione su un tipo di droga molto più subdolo, immateriale, ma (ahi noi) molto più diffusa e pervasiva di quelle riconosciute chiaramente e scientificamente.  Una droga che, per parafrasare la "società liquida", vogliamo qui definire "droga liquida", da non confondere con l'alcol, che pure ne è una significativa espressione. Difatti, sosteneva Bauman *(1), con la crisi del concetto di comunità emerge un individualismo sfrenato, dove nessuno è più per l'altro un  "compagno di strada" ma un antagonista  da cui guardarsi e con cui non si fa in tempo a condividere un sistema di regole e di valori, che ne avanza velocemente un altro. Ciò lascia, di fatto, un vuoto di identità sociale e personale che ci si illude di colmare con la velocità dei nostri ritmi o col possesso di oggetti, e sostanzialmente evitando di coltivare sentimenti di attaccamento alla comunità sociale, quindi relazioni valide, e di porsi domande sul senso e sul significato della vita.

Un atteggiamento socialmente diffuso, una sorta di moderna anomia sociale (di durkheimiana memoria *(2)) che ha minato le basi della contemporaneità, l'ha resa fragile determinando una situazione in cui, mancando ogni punto di riferimento, tutto si dissolve in una sorta di "liquidità" e dove le uniche soluzioni per l'individuo senza punti di riferimento sono l'apparire a tutti i costi e il consumismo.

In realtà si tratta di un consumismo che non mira al possesso di oggetti di desiderio in cui appagarsi, ma che li rende subito obsoleti, e il singolo passa da un consumo all'altro in una sorta di bulimia senza scopo.

"La modernità liquida", per dirla con le parole del sociologo polacco, è "la convinzione che il cambiamento è l'unica cosa permanente e che l'incertezza è l'unica certezza".

Le nuove droghe, o meglio le nuove dipendenze, sono quanto mai funzionali a questo tipo di mentalità e, aspetto ancor più caratterizzante, ne rappresentano, almeno simbolicamente, la costante.  

Difatti l'elemento costante delle nuove dipendenze è proprio il loro mimetismo sociale, la capacità  di nascondere la loro pericolosità (in quanto "conformiste"), il loro fortissimo potere di condizionamento e di proliferazione, essendo "culturalmente" diffuse.

 

Stiamo parlando, per esempio, della dipendenza dal gioco, della dipendenza dai social network, della dipendenza da internet, della dipendenza dalla pornografia, della dipendenza dall'eccesso di informazione (infosurfing).

E a queste nuove droghe che, detto per inciso, non sostituiscono quelle "vecchie", dedichiamo uno spazio di approfondimento nelle rubriche del nostro caosinforma. 

Rimane la consapevolezza che tutte sono caratterizzate dall'illusorio tentativo di coprire un vuoto drammaticamente sociale, ancor prima che personale.

Difatti, sebbene le nuove droghe siano rappresentate da nuove sostanze chimiche più moderne e apparentemente meno devastanti,  rimane il rischio serio, da non sottovalutare, di rimanere vittime di questi nuovi e sottili "oggetti del desiderio" che minacciano di alterare il nostro DNA mentale. Pensiamoci.

 
 

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L’AMICIZIA SI FA PROFEZIA

di Maria Luisa Giannattasio

Amicizia e Profezia. Un binomio particolare, ...

 

 

... dal quale  partiranno  nuovi percorsi di lavoro e di approfondimento.

Il prossimo Sabato 27 gennaio, nella Comunità Sorella Luna di Bracciano- Roma, ci incontreremo ancora per celebrare la Festa degli Amici.

 Si conclude così il "triduo" ideale iniziato il 6 novembre scorso, giorno in cui abbiamo ricordato il nostro carissimo amico Michele Filomena, che nel suo testamento spirituale ci chiamò tutti ad essere, insieme, segni di Amicizia: una dimensione che ci proietta verso traguardi di speranza, e che dunque diventa Profezia.

L'omelìa di Natale pronunciata da don Nicola durante la Messa celebrata il 21 dicembre 2017 nella sede di Brignano (SA) ha avuto come tema centrale  quello dell'amicizia che si fa profezia, come recita il motto riprodotto sui tanti biglietti augurali appositamente pensati e dedicati a noi tutti in preparazione della festività. Un tema non semplice, che consiste nel saper coniugare due concetti apparentemente lontani eppure - ed è qui la proposta interessante- pieni di inedite affinità, che andiamo a scoprire.

Innanzitutto, l'Amicizia: una dimensione che ci appartiene da sempre, ma ancor di più da quando il nostro carissimo  Michele, prima di lasciarci, ce la indicò espressamente,e ce la consegnò come sua eredità spirituale. Compagnia degli amici è da allora la definizione semplice e chiara di un legame in nome del quale possiamo riconoscerci e incontrarci.

Sia a Roma, nella piccola Cappella che custodisce il nucleo pulsante di quel ricordo e le tracce della sua testimonianza, sia in qualunque altra delle tante nostre sedi, un senso di appartenenza ci unisce più di quanto non lo abbia mai fatto prima. E ciò avviene -ci ha ricordato Nicola - riferendosi anche alla sua personale esperienza o a quella dei Vescovi di Salerno e di Roma-  anche quando impedimenti o motivi di salute ci tengono fisicamente distanti dai luoghi della preghiera.

Amici, dunque, e sempre in cammino insieme, con le nostre gioie, le nostre difficoltà, i nostri dolori, ma sempre disposti ad avanzare, a metterci in discussione, ad interrogarci sul senso dei nostri percorsi.

E come immagine, eletta a nostro simbolo, un albero, da sempre icona del Centro La Tenda, ma questa volta proposto come segno che deve accompagnarci in un vero e proprio passaggio, aiutandoci - ci ha spiegato Nicola- ad avanzare, con passi più o meno faticosi, più o meno lunghi, ma sempre segmenti di un movimento.

Movimento che -riflettiamo-  non ha solo la direzione del cammino in avanti ma anche quello dello slancio verso l'alto, come quello dei rami che tendono verso il cielo, e che si trasformano senza sosta, durante il loro ciclo vitale.

Movimento dunque, perché senza movimento non c'è vita; e dove non c'è fatica non c'è crescita. Ne sono esempi la vita di Maria, la vita stessa del popolo di Israele, e anche la piccola vita di ciascuno di noi, dove talvolta ci fermiamo per l'illusione di sentirci perfetti, o per qualche errore, patimento, delusione che ci blocca in uno sterile dolore.

Ma è proprio nella consapevolezza di non essere perfetti, e di non esserlo fino alla fine, che comprendiamo quanto anche l'incontro con il nostro peccato possa servire a farci apprendere, a farci avanzare, a farci crescere come l'albero della vita. Tutto ciò che non è perfetto ci serve: -Nicola ci consegna parole preziose- e se il nostro percorso è segnato dalla fatica, il dolore ci aiuta a comprendere, a muoverci in avanti, ad avanzare.

In questa prospettiva, stare con gli amici vuol dire condividere proprio questi percorsi che sono segnati dalla fatica, ma anche dal successo. E inoltre se osserviamo l'albero e le sue forme, possiamo vederlo come espressione di una forza interiore che nonostante lo sforzo, tende verso l'alto . Così è per il bene, a cui crescendo siamo portati. E le cose più importanti,quelle sulle quali possiamo rimanere centrati, rappresentano le nostre energie, la nostra forza.  Così, possiamo dire che ogniqualvolta ci perdiamo, possiamo continuare ad avanzare verso il bene.

Ed è appunto questa la forza interiore che ci consente di affrontare le incertezze e le difficoltà, e di concentrarci sulle cose essenziali, insegnandoci a cogliere e ad aumentare la gioia, la letizia della vita stessa.

Ed ecco il secondo punto: la Profezia. Chi sono i Profeti? Uomini che sanno cogliere prima di ogni altro i segni e la direzione del nostro andare, e ci aiutano a non fermarci, ad attraversare fiduciosi i deserti dove convivono il bene ed il male, scovando sorgenti invisibili. I profeti condividono la tensione verso un'autenticità propria di chi si è fatto catturare dalla vita, ne assecondano insieme Ia spinta in avanti, e sono consapevoli che ci sarà sempre un nuovo passo da compiere, per questo sanno leggere i segni del "verso dove". Gli amici e i profeti condividono l'incertezza dell'avanzare, la vulnerabilità, a volte la povertà, la ricerca di un ancoraggio, e si danno una mano consapevoli che proprio in quella fragilità è nascosta la propria energia.

C'è una grande roccia, nell'immagine prescelta come logo di questo Natale, ci ha detto Nicola, ed è la roccia dell'umanità.  Dentro c'è un bambino con la sua mamma. E' Maria, colei che superò il grande Stupore e si aprì al progetto di Dio, e c'è Gesù Bambino, con Giuseppe, i Re Magi, e il Profeta.

 Guardando questo Bambino, non si ha paura di essere piccoli, perché essere piccoli vuol dire avere la possibilità di crescere, come possiamo fare anche noi. E allora -ha concluso Nicola-  il senso e l'augurio di questo Natale, per la nostra Compagnia degli amici, è quello di continuare insieme, di non fermarci, di imparare dalla vita stessa in che direzione andare, e di continuare a condividere con gioia ciò che ci appartiene al di là delle paure e delle difficoltà, in una dinamica di continua ricerca di luce.