LE PAROLE DELL'ARTE

LA STORIA DEL RITRATTO

"Farai la figura in tale atto, il quale sia sufficiente a dimostrare quello che la figura ha nell'animo; altrimenti la tua arte non sarà laudabile."

Leonardo Da Vinci 

"Vorrei fare il ritratto di un amico artista… Quest'uomo sarà biondo. Vorrei mettere nel quadro la mia stima, l'amore che ho per lui. Anzitutto lo dipingerò tale e quale con la maggiore fedeltà possibile. Ma il quadro non sarà finito così. per finirlo divento adesso un colorista arbitrario. Esagero il biondo della capigliatura, arrivo ai toni aranciati, ai cromo, al giallo limone pallido. Dietro la sua testa, invece di dipingere il muro banale di un appartamento meschino, faccio un semplice fondo del blu più intenso che posso trovare e con questo semplice accorgimento la testa bionda rischiarata sul fondo blu raggiunge un effetto misterioso come una stella nel profondo azzurro…"

Da una lettera di Van Gogh al fratello Theo

"Considerazioni sull'arte, nei miei ritratti. Se qualcuno non riconosce quanto essi siano veri, consideri che il mio compito non è quello di rendere i tratti esteriori (ciò che si ottiene anche con una fotografia), ma di penetrare nell'intimo. Io ritraggo anche i reconditi moti del cuore. Scrivo parole sulla fronte e attorno agli angoli della bocca. I miei volti umani sono più veri dei reali." 

Tratto da i "Diari" di Paul Klee 

Tre epoche distinte, tre artisti molto lontani tra di loro, tre suggestioni su come è giusto ritrarre un volto umano. Riuscireste a definirne una più corretta dell'altra? 

Il ritratto è uno dei più antichi generi pittorici che la storia dell'arte abbia conosciuto. Ciò testimonia che da sempre l'uomo è animato da un profondo e grande desiderio: lasciare la propria immagine impressa in un dipinto per opporsi all'avanzare del tempo. Costruire un altro sé, realizzare il sogno dell'immortalità, un inganno a metà tra verità ed illusione dal fascino sottile. In realtà il ritratto non è solo un genere pittorico ma una rappresentazione dell'interpretazione che gli artisti danno di ogni epoca, su loro stessi e su ciò che li circondava.

Il ritratto ha inizialmente un compito documentale, vuole rappresentare l'aspetto reale di una persona, è quindi vincolato ad un ruolo descrittivo di rappresentazione del mondo. Solo nel Rinascimento, quando la visione antropocentrica sostituisce quella geocentrica e l'uomo, padrone di se stesso e del suo destino, acquista una nuova coscienza di sé, il ritratto diventa un mezzo per esprimere il vissuto interiorie del soggetto rappresentato.

La grande ritrattistica rinascimentale sviluppò una tendenza idealizzante (Raffaello), già percettibile nell'Umanesimo italiano, atta a esprimere un'intenzione celebrativa e commemorativa; tendenza che nella sua accezione più sottilmente pittorica si manifestò nella ritrattistica veneta (Tiziano, Tintoretto, Veronese, Lotto) caratterizzata dalla vitalità cromatica e dall'immediatezza, che arricchiscono la fisionomia e la psicologia del modello di un'aura di indefinibile grandezza, e nella sua accezione più spiccatamente formale si manifestò nelle ricerche dei Manieristi fiorentini (Pontormo, Bronzino). Il Rinascimento riscoprì inoltre il ritratto allegorico, sia avviando la moda del ritratto "in veste di", sia trascendendo il suo originario significato per diventare emblema di una realtà diversa e allusiva (Giorgine: Laura; Leonardo: Gioconda). In Germania la tendenza all'idealizzazione si manifestò in un'analisi del modello tesa a riprodurne, accentuandoli, i caratteri essenziali, con risultati espressionistici che inseriscono il ritratto in un clima drammatico (Durer). Se in Spagna El Greco raggiunse l'acme dell'idealizzazione espressionista, la riforma contribuì a ricondurre il ritratto sulla via di una pacata oggettività, quella stessa che già era presente nella ritrattistica provinciale italiana (G. B. Moroni, Bernardino Licino) e in quella fiamminga, tese a soddisfare le esigenze di una nuova committenza borghese o di piccola nobiltà.

La grande ritrattistica secentesca appare verosimile ma non vera, teatralmente efficace, tesa a estrarre dal soggetto quanto vi è di più nobile e grande ora con foga veemente (Gian Lorenzo Bernini, Rubens) ora attraverso un più sottile ma superficiale processo di idealizzazione (Van Duck). Nell'ambito del realismo tradizionale nei Paesi Bassi il ritratto di Rembrandt spinse invece a fondo l'indagine fisionomica e psicologica sul modello reale. In Spagna la ritrattistica di Diego Velàzquez trascorre da un'impostazione aulica di ascendenti tizianeschi a esemplari realistici (Innocenzo X).